Schegge di sacro silenzio

Così rimandavo, e rimandavo e rimandavo, ogni cosa. Lo facevo da sempre e come un sacco di cose me ne accorgevo so lo quando veniva notato da occhi che non era no i miei. In quel momento esistev a. Così per qualche giorno sono stata, tra le altre cose, la ragazza che diceva "preparo le patate" e contemporaneamente abbandonava la testa sul petto dell'uomo che per qualche motivo la guardava, steso sul suo letto, ancora svestito. Abbandonavo la testa, e le mani, e le ginocchia nel materasso,che lui sentisse bene il peso di ogni grammo di carne che avevo addosso, e nient'altro che quello, senza premere,e senza muovermi, mi abbandonavo, ed era come l'impatto con la terra dopo essere precipitata per secondi interi in un abisso, era quel peso, quel tipo di abbandono, era un piano immobile dopo una caduta, era l'attimo dell'impatto, ogni secondo quell'attimo, era essere ferma, capite?, immobile, nell'attimo dell'impatto, indolore, ogni secondo. Vado a preparare le patate. Caduta, e intatta,immobile, respirare, ogni secondo l'attimo dell'impatto, dopo la vertigine (ogni attimo è quello successivo alla vertigine, la vertigine è, sostanzialmente, un ricordo recente, la vertigine non è mai stata vissuta, è nata che è già ricordo, l'antitesi di questa stasi,nient'altro, e tutto questo) e la mia guancia e il suo peso erano la forza uguale e contraria al ricordo di una plausibile vertigine (dovrò pur essere caduta da qualche parte, no? deve esserci stata un'altezza dalla quale piombare, mi sembra logico, mi sembra verosimile, questo ricordo) era l'antitesi della caduta, nient'altro, e tutto questo. Sono stata, tra le altre cose, la ragazza che rimandava.----- (Delle cose scritte ormai da tanto tempo, del mio amore, di ogni cosa che dovrebbe sapere, vorrei solo essere capace sempre). Febbraio 2006. E' che non ci sono, non ci sono per nessuno. E' che il male allo stomaco diventa insopportabile, se appena mi rilasso, prendere fiato diventa uno strazio, appena mi rilasso. Da bambina, avevo diciotto anni, qualcosa in più, forse, avevo l'apparecchio ai denti, non sopportavo quella sensazione, mi sono tenuta i difetti e un dolore peggiore, non so chi incolpare, forse incolperò quel grande amore che dovevo incontrare, una sera, dio, come desideravo aparire carina, avresti dovuto vedermi mentre allo specchio staccavo via pezzi di ferro dai denti. Sono così poche le immagini di me che riguardo con tanta tenerezza, se mi incontrassi oggi mi stringerei al petto. E' che certe cose non sono durate abbastanza per strofinarmi via il feddo, nel giorno del mio peggior compleanno. E' che certe cose non sono iniziate abbastanza presto da grattarmi via il freddo di ogni compleanno, e il giorno peggiore della mia vita, molto probabilmente, non è ancora giunto. Chiedimi perchè piango, ti prego, chiedimi di cosa piango, non ringraziarmi, non ce n'è bisogno, ti odio già abbastanza, non ti odio abbastanza, non ti odio, ti basta per sparire dalla mia vista. Sono di nuovo davanti a quello specchio, se mi incontrassi oggi mi stringeresti al petto? E' che ci sono state sere in cui ballavo abbracciata al mio amico migliore, che ci sono stati giorni in cui ero lucida oltre i limite della mia stessa sopportazione che ci sono state violente prese di coscienza, ingiuste disillusioni, non è mancato nulla, è mancato tutto, da sempre, un tempo ero socievole e simpatica, adesso sono solo contenta, ti basta? E' che mi sento sbagliata quando chiudo gli occhi e una volta ancora sento la febbre che mi inchioda a terra, desiderio distaccato di baci che avrebbero l'odore di una vendetta, non credete che non l'abbia meritata, non credete che l'abbia ottenuta, è così che funziona da qualche tempo, un mucchio di tempo. E' che non sono intonata agli anni che dichiaro, la mia sincerità è un difetto indifendibile, qual è il prezzo della consolazione, a volte ho paura, non credere, a volte ho davvero paura, non pensare che ci sarai, non farmelo credere, non lasciare che io mi fidi di certe voci, non fai per me.Da qui in poi non c'è scritto niente, mi serve solo per riempire lo spazio mi ser ve solo per rie mpire lo spaz io mi serve solo pe r rie mpire lo spazio mi serve solo per rie mpire lo spazio mi serve so lo per riempire lo spazio mi serve so lo per riempire lo spa zio mi serve solo per riempire lo sp azio mi serve solo per ri empire lo spazio mi serve solo pe r rie mpire lo spazio mi serve solo per ri empire lo spazio mi serve sol o per riempire lo spaz o mi serve sol o per ri empire lo spazio mi serve s olo per riem pire lo spazio mi serve solo per riem pire lo spazio mi serve solo per riempire lo spazio mi serve solo per riempire lo spazio mi serve solo per riempire lo spazio mi serve solo per 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Utente: EternitaMancate

Sono cose che succedono. Cose che capitano.
E il silenzio, quando si ricompone.
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Ma anche dopo avere ammesso tutto questo - e l'ho fatto innumerevoli volte, praticamente in ogni mia azione - e dopo essermi trovato faccia a faccia con queste verità, non c'è catarsi. Non ho acquisito nessuna conoscenza più approfondita di me stesso, e niente di nuovo può essere compreso in base al mio racconto. Non c'era alcun motivo perché vi raccontassi tutto questo.
-Bret Easton Ellis-

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eternitamancate@gmail.com
eternitamancate@hotmail.it
mancateeternita.deviantart.com

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...ci penseremo domani


ho messo la punteggiatura solo perche' mi scrivono che non la so mettere mi dispiace cari ma ho studiato.. e poi anche james joyce non usava la punteggiatura


Agata mia Agata.


as there were no witnesses/there was nothing to be told/as nothing could be grasped/the story could unfold --- Tongues, lost in me/yours be the sharp and the vile/glide neath my skin/storm through my nerves


¡ HOUELLEBECQ ! (sta lavorando per voi)


Bambi Bambolina


Buste anonime e mittente kant sucks


Cicatrici adesive e cerotti pneumatici


Ciccio Bandini


delle formiche morenti d'amore sotto la costellazione del soffione


Effetto Farfalla


Era molto più curioso di voi, cazzoni sgonfiati


I burroni sottesi ad ogni dato del reale restano comunque intuizioni da dimenticare.


Il migliore
(lo penso davvero)


Il possesso di ogni parola


Inesistenze


l'anomalia occhieggiava beffarda...


La tua voce è nulla/ in confronto a questo buio


Latteversato


Le origini della metastasi di Basilicata


Lei è una poesia. Tutta intera.


Livi(d)o


Lui eternitàmancate se la faceva :)


Maiko


Mentre rose tentano di scolorire


My Monkey


Nero Metallo D'Annata


Nero Zucchero
Non ci provare


Not Heavy Crime


Pagan Poetry


Per mancare un addio


quella sensazione che puoi dire soltanto in francese


Questa è una storia blues


Riconsegna il senso ai nomi, gli oggetti alle parole, la grazia al guardare e la poesia alla poesia


Sacre ferite meccaniche e scatole rosse


Silence and the piano


Strillavo così come stessi per schiantarmi su qualcosa di insopravvivibile. Mettevo le mani avanti e le agitavo cercando di evitare ciò che poi si è dimostrato inevitabile


Un colpo che non era a salve


Una polaroid azzurra, e la sua gemella impolverata.


[(E)MP] Link a questa pagina. Per questioni di coerenza e compiutezza e trilogia.


[E(M)P]per i tuoi dialoghi inascoltati,persi in cortecce scure. per le lame di cui hai scoperto la chiave interpretativa, e infine per il vuoto che ti riempie,a volte.


[EM(P)] Il mondo di oggi andrebbe anche bene, se non fosse pieno di fischi. Non si può rifare, una sera?


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visitato *loading* volte
mercoledì, 24 giugno 2009

mah.
domenica, 21 giugno 2009

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Mi sembra abbastanza ovvio che non è il caso di scrivere, adesso.
Qui ci sono i surrogati: Mancate Eternità on Deviantart. .
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Dici una menzogna, poi ascolta il rumore.
Dopo dici la verità, e ascolta il rumore.

E chi è l'uomo che piange sul mio letto? A chi appartengo.

Dici una bugia, poi senti il rumore, stai per vomitare. Poi dici la verità, ed ha un suono nuovo, ed ha un suono gelido, mortale.
Nell'apologia del tuo disamore
sparo alla tua vita con le mie armi fasulle
chi è l'uomo che piange sul mio letto?

E io restavo attaccata a quel corpo, col ticchettare ossessivo del timer, puntato su non si sa quando, non si sa tra quanto, e comunque è troppo poco; col mio corpo senza appigli, scivoloso. Col mio corpo che non ha spine e non ha appigli e scivola, come le mani unte sul bicchiere migliore, scivola e scivola e non è sensuale, è solo annaspare, col mio corpo che non aveva appigli e non aveva spine e non aveva denti e

come ci si sente quando i tuoi incubi ti si rivoltano contro, quando smetti di ammazzare e cominci a sanguinare. Come ci si sente quando le facce cambiano (per meglio mentire) quando le cose cambiano e supplicare non serve
e chiedere non serve,
ma io non sono quella.

e io non sono quella né sarò mai più l'altra e cosa sto difendendo
una bontà risibile,
ed una crudeltà cucita con gli scampoli
di vecchi stracci e nuovissimi strappi
che mi sta larga eppure mi sta stretta
e nulla resta attaccato a queste poche ossa, a questa pelle lucida, io che non ho appigli nemmeno per mentire, nemmeno per tradire e nessuna spina e pochissimi denti

e resto ferma, a metà della strada per non si sa dove, non si sa da dove, mentre alle mie spalle crollano i castelli e davanti

davanti un cazzo di niente
e giorni in cui non ci sei
e giorni di lutto in cui non ci sei
e giorni felici in cui non ci sei

e i giorni e le ore e i giorni
e tu che non ci sei
tu che non ci sarai
non si sa per quanto, nè fino a quando

Dici una bugia, poi ascolta il rumore
poi dici la verità, e ascolta il suono nuovo
e i miei occhi ormai non sono più quegli occhi e nei tuoi
ormai
trova posto l'ipotesi
che le mie bugie fossero la verità, e che la mia verità fosse l'imbroglio
la possibilità di un revisionamento
di anni ed ore e giorni
-da cui estirpare presunzioni di incanti-

e la mia metamorfosi, nel mostro dei tuoi incubi
e la tua metamorfosi
nella creatura dolcissima
dei miei incubi

quello che vedo:
il ragazzo aggrappato a qualcosa dietro la mia schiena, lontanissimo dalla mia schiena
al riparo della sua schiena
e la mia carne liscia e conosciuta che perde la presa
la mia schiena di cicatrici e bei ricordi e spade
che nessuno cancella,
che nessuno toglie.

e dici una bugia e poi non sai che dire
e poi la verità a cui nessuno crede
e poi non resti niente
niente, un po' di ossa e un po' di carne
e non hai più bugie che facciano tremare
o verità che facciano tornare

e dici una bugia che non sai dire
e poi crolli i propositi e ti riduci a ritrattare
e poi senti il rumore, quando non è più niente
quando non senti niente
se non questo bruciare, questo trascinare
restano questi giorni
-da cui estirpare retaggi di incanti.
venerdì, 05 giugno 2009

Replay:

Qual è il prezzo della consolazione?
giovedì, 21 maggio 2009

Della pelle di serpente
degli animali sui muri
di tutti i tradimenti.


Nonostante i nostri sforzi
le nostre emorragie
la vita pone rimedio, mente per noi
e i tuoi capelli ricci
promessi e dedicati
finiscono impigliati in altri anelli.
E nelle macchie di Rorschach dell'intonaco scrostato
dalla notra pelle nelle notti di luglio
vedo risate di scherno
canti di gloria

e la mia filosofia colpita alle ginocchia
dall'evidenza

e la tua pelle morta
abbandonata alle mie dita attonite
che non risponde alle carezze
alle rievocazioni.

E la mia pelle viva sotto l'incandescenza del futuro revisionato
si solleva strillando

E anche la tua pelle freme e strilla
ma non è dove i miei palmi la sostengono.

That I would be good
lunedì, 18 maggio 2009

EM1- Vorrei saper scrivere un po' peggio e scopare un po' meglio.
EM2- ...
EM1- ...
EM2-  Quella frase suona bene, dovresti scriverla.
EM1- Già.

sabato, 16 maggio 2009

In certi posti, certi posti segreti, dove prima non sentivo niente, adesso qualcosa stringe. Le regioni gelide che mi logoravano hanno (dopo la fine) alla fine cominciato a produrre urla, agitazioni, segni di vita.
I luoghi in cui trova posto il terrore, e la mortalità inevitabile. Sotto la pelle, tra la vita e le ginocchia, la paura della morte.

(che di me resti sempre abbastanza)

Quello che resta di me è un grumo di carne e meccanismi idraulici a proteggere desideri cruenti. Quello che resta sono sogni di omicidi, di stragi, di amputazioni insensate. E l'apocalisse di ogni futuro auspicabile, un petto terreno di vagabondaggi in terre crude e tutta la pelle che brama e si tende, brama e si tende, brama e si tende, e la paura di morire.

Un fazzoletto incastrato in gola, che non sale e non scende.

Abbiamo grattato via ogni difesa, ma non si vive bene senza pelle e senza gli occhi che si curano dei nervi. E quello che resta sono i nervi che piano si asciugano e bruciano sotto coperte che non perdono il suo odore, e la paura di morire.
Il più puro amore della tua vita che esce di casa e smette di tornare. Che ti guarda e vede solo quello che sei.

Questo posto è diventato un'autoflagellazione, il ristoro di occhi che sorridono e ridono e piangono, ma senza motivo, e guardano al futuro, come fanno le cose vive, immortali.
Questo posto è un esercizio di respirazione, le parole che devono frenarsi e non accalcarsi, non sovrapporsi, non smettere di significare, ma è già così tardi.

Ho ottime scuse per un sacco di cose, ma non per questo.
Continuo a implorare il mio perdono, ad argomentare giustificazioni, a giurarmi strade e nuovi corpi e nuovi nomi. Improvvisamente, padri e vecchi amori tornano uomini, meritevoli di perdono, tornano meccanici e meritevoli di compassione, tornano leggeri e fragili e giusti, esattamente come sono.  Le vecchie amiche, le occasioni perdute, tutti hanno fatto esattamente ciò che c'era da fare. Quello che mi hanno fatto è nulla, confronto al mio macello, a questa carneficina, al sorriso muto e freddo della mia pancia, alla mia leggerezza, alla mia sbadataggine, al momento in cui mi sono addromentata, a quello che hanno fatto o non fatto le mie mani, che non hanno stretto e hanno smesso di scaldare, che continueranno ad essere amputate. Non ho ancora trovato un appiglio, un cavillo, una possibilità, un argomento. Nei miei incubi ci sono le lame e un giustiziere impassibile, io porgo i polsi e mi sembra crudele terrificante e meritato. Poi comincio a urlare.
domenica, 10 maggio 2009

ROME SWEET ROME.



oppure, Rome sweat Rome.
oppure, cambiando il contesto il risultato cambia, eccome. Ma mai abbastanza.
oppure, a chi appartengo? A che appartengo?

oppure, dissoluta e dissolta.
oppure, essi si gelano, si difendono, si annegano. Si lasciano scordare senza scampo, senza rimpianto. Chi di noi è cambiato?

(continua...)